2019 Itinerari d'arte
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Itinerari d'arte (2019)

ANTIDA TAMMARO: Nasce a Torino, dove si diploma al Liceo Delle Scienze Umane e si laurea all’Università in Lingue e Letterature Straniere. Nei suoi studi delle varie espressioni artistiche ha come maestri Sergio Albano, Marco Seveso e Marco Piva e nei loro ateliers torinesi approfondisce la conoscenza del disegno, del colore ad olio, della tempera acrilica, dell’acquerello e le tecniche classiche dell’incisione. Segue i corsi della Scuola Internazionale di Grafica di Venezia rivolti allo studio del disegno en plein air con Nelson Takahiro Kishi, dell’acquerello con Walter Vilain, del libro d’artista con Carrie Galbraith, con Laurie Doctor e Steven Skaggs. Sempre a Venezia, alla Bottega del Tintoretto, approfondisce le tecniche dell’incisione calcografica e della xilografia, sotto la guida di Florence Faval. La Brigantessa Il dipinto rappresenta una donna che si nasconde dietro un muro mentre assiste alla distruzione del suo villaggio durante le lotte risorgimentali e che forse da quel momento decide di diventare una brigantessa. Accanto a lei fa capolino un lupo, perché il suo futuro con i briganti sarà simile a quello di un animale destinato a nascondersi nei boschi per continuare a vivere e lottare. Alcuni brani scritti completano il dipinto su uno sfondo sporco di sangue a significare la crudeltà di questa guerra.

SILVANO MERCURI : Una molla, una guarnizione che diviene uccello agonizzante e una teca con «l’erba di casa mia», esprimono la continua e simbolica ricerca artistica, tra fantasia e materiali, di Silvano Mercuri che incontra la realtà di una Londra ricca di spazi creativi, di personaggi, di idee innovative. Un percorso, il suo, che appartiene alla cultura visiva degli anni Duemila, a una visione scandita da un senso di sottile e, talora, irriverente ironia, dall’attenzione per i cambiamenti sociali e ambientali. E, così, da «Scavatevi la fossa» alla «Lama ammazza pensieri», si sviluppa un’esperienza in cui le risposte evasive dei politici, le lettere mai aperte, l’inquietante solitudine dell’umanità si trasformano in oggetti-denuncia, in una sorta di incontro tra le storie irrimediabilmente ripetute e la volontà di trasmettere le proprie e interiori sensazioni e ribellioni. Il discorso, però, travalica il solo momento della riflessione, per indicare gli aspetti di una pulsante e quotidiana interpretazione del nuovo Millennio: un periodo quanto mai complesso e in piena evoluzione tecnologica. Il tutto permeato da un sorriso, dalla capacità di tradurre i materiali in linguaggio, dall’intenzione di raggiungere e sviluppare, di volta in volta, i temi intorno al territorio, alle tradizioni e alle tensioni e vicende della vita. Le installazioni, «l’omino» dentro un bicchiere, un ciuffo d’erba, diventano i simboli di una personalissima narrazione per immagini.

YLENIA GIULIANO: Nata ad Aversa, cresce e studia a Torino già da giovanissima la sua passione per l’arte del disegno e della pittura viene apprezzata da personaggi del panorama artistico Torinese. E’ un architetto, con alle spalle molti viaggi all’estero conoscendo altre realtà artistiche che l’hanno influenzata. Dopo aver sperimentato varie tecniche lei predilige acquerelli e dipinti in acrilico su stoffa. I suoi quadri rappresentano due simboli italiani conosciuti in tutto il mondo la “500” e la “VESPA” realizzati non su tela ma su stoffa.

CARLA MUSOLINO: Nata nel 1960, vive e lavora a Torino. Grazie alla sua innata curiosità, avviene l’incontro con la pittura materica che le permette di coniugare forma e colore. Un quadro materico è un’opera che oltre alle due dimensioni di un’immagine tradizionale ne introduce una terza: il rilievo. E infatti grazie all’utilizzo dei più svariati materiali (sabbia, stucco, perle, carta velina, cartone, spago, stoffe), uniti dai colori acrilici, che viene a crearsi un effetto tridimensionale molto particolare. Non vi è limite all’utilizzo di materiali, e questo consente all’autore infinite possibilità di trasmettere emozioni e suggestioni originali ed intense. Questa pittura vuole essere sfida e ricerca.

VINCENZO MAIELLO: Maiello Vincenzo nato in provincia di Napoli nel 1956, Formatosi all’istituto BELLE ARTI di Napoli. Tra le materie studiate, una più di tutte L’appassionò “l’arte plastica”, per il concetto di far rivivere quello che non dovrebbe servire, lo scarto dei disegni e degli scarabocchi. Elaborando questi elementi con altri disegni, aggiungendo linee che collegate ad altre donano vita a forme, non proprio definite ma distinguibili come: Animali, cose, oggetti, frutta e personaggi. Aggiungendo poi colori sfumature e ombre, si riesce a realizzare un’opera emozionante. Questo modo di vedere le linee non si e mai fermato solo alla pittura ma anche nel “DESIGNER”, creando con materiali di scarto, letti, tavolini e sedie. Pareti decorative e soprammobili, avendo esigenze di realizzare quello disegnato. Maiello ha impiantato un laboratorio di falegnameria, per dare forma e vita alle cose che per altri non hanno senso.

UMBERTO VERDIROSI: Nato in Piemonte. Vive a Roma. Pittore, scultore, attore, poeta. Formazione classica. A vent’anni forma il “suo” teatro tenda con compagnia propria che condurrà fino al 1968, poi si dedicherà non più al teatro e alla regia ma solo alla pittura e alla scultura. Le sue opere si trovano in tutta Europa e in America, dal Canada alla Florida, dalla Nuova Zelanda all’Australia. Ha esposto all’Export Art di New York, a Miami e a Sarasota (Florida) e in quasi tutte le città italiane. Verdirosi è maestro di se stesso, spirito libero, si definisce un moderno non modernista…La sua arte, la tematica, i suoi simbolismi, il suo slogan (l’arte intesa come messaggio), le polemiche, il manifesto, il necrologio al critico d’arte presentano un artista libero da preconcetti e da mistificazioni culturali e artistiche. Non è credente, non è ateo, vuole solo essere: libero di essere.

DIONISIA GOSS : ….Dionisia, invece, insegue disegni misteriosi e lontani: simili a quelli, si potrebbe dire che si agitano nel dormiveglia di tutti coloro che non si arrendono alla nuda realtà della vita e sono tuttavia incapaci di inventarsene un’altra che concili il loro appetito d’amore con il loro essere uomini. Perciò le magnolie “debbono” essere “segrete” per cullare tra i petali della loro corolla il volto d’una donna fantastica e l’acqua può nascere da un palmo che racchiude conchiglie ….. Ammirando le sue opere, in altri termini, si assiste a un continuo tra elementi della realtà, concreti e chiaramente riconoscibili, ed elementi fantastici nel senso che tramite la fantasia sono stati chiamati ad interpretare il proprio sogno, o meglio, lo spirito con il quale si vuole vivere e vedere la realtà

MARIO CASTI’ FARINA: La tecnica usata l’aerografia è particolare perché richiede numerosi passaggi che l’artista di origine Napoletana mette in atto a mano libera, senza l’uso di “maschere”. La pittura con l’aerografo richiede molta precisione e dedizione totale. Come ogni artista che si rispetti anche “Castì” ha un suo segreto per disegnare ellissi e cerchi a mano libera con la precisione di un sofisticato plotter computerizzato. Per evitare quelli che potrebbero essere anche i più piccoli movimenti, deve spesso disegnare in apnea: cioè, trattenendo il fiato evita che la respirazione possa avere ripercussioni sul movimento della mano per modellare ogni curva con precisione millimetrica deve trattenere il respiro per ottenere la massima precisione delle sue opere.