2018 VENEZIA PALAZZO ALBRIZZI
(SILVANO MERCURI)

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IL SILENZIO DELL’ARTE

Silvano Mercuri è un artista nato, figlio di un decoratore di Terlizzi (BA)uno che il colore l’ha avuto nel sangue fin da piccolo ha scoperto la sua vocazione artistica solo in tarda età (come Pinot Gallizio il farmacista di Alba che raggiunse la celebrità solo intorno ai Sessantanni). Una passione scoperta nel 2006, dopo aver visitato una mostra, in occasione delle Olimpiadi Invernali al Palafuksas, a Porta Palazzo. La rivelazione per Silvano dove una delle opere era un materasso usato esposto come opera concettuale, certamente in sintonia con la poetica poverista così importante per l’arte italiana e in particolare a Torino, ma del tutto ignota a Mercuri. Un incontro occasionale ma molto significativo che in tempi brevi lo portò dritto a Paratissima.

Come dire! Se l’incontro con l’arte contemporanea avviene in assenza di competenze può essere sorprendente. Conversando con Silvano ho rivisto me stesso quando nel novembre del 1984 sono stato distaccato, come dipendente dell’Ente Regionale, presso il nascente Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli – il primo Museo d’Arte Contemporanea in Italia – la mia conoscenza specifica dell’arte del nostro tempo era poca cosa e io stesso ero pieno di pregiudizi. Ricordo ancora la mia incredulità di fronte alle pietre di fiume di Richard Long disposte in terra terzo piano, per non parlare delle lamiere accartocciate di Chamberlain ( opera della collezione permanente della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma che rivedo volentieri tutte le volte che vado a Roma ).

Queste brevi riflessioni per dire fin qui niente di nuovo, l’arte richiede per essere realmente vista conoscenze e competenze, ma anche curiosità, assenza di pregiudizi, tempo, voglia di mettersi in gioco…..

Dal mio primo incontro sono passati oltre 30 anni, l’arte mi appassiona sempre di più, quindi seguo mostre e frequento Musei avendo fatto tesoro del mio impiego al Castello di Rivoli. Nel 2012 dopo avere visto Artissima al Lingotto sono andato a vedere Paratissima al MOI, ex Mercato generale dell’Ortofrutta di Torino. Nella vivacissima babele un opera in particolare mi ha incuriosito “Olio su tela” una lattina d’olio d’oliva, versata, sulla tela. Vedendo quel lavoro ho pensato per associazione ai “Bachi da setola” di Pino Pascali (pugliese come Silvano) mentre la mia mente vagava tra surrealismo, citazionismo e concettuale. In quell’occasione l’artista era assente, quindi dopo aver preso il biglietto da visita lo chiamai. Quell’opera mi è rimasta sempre impressa nella mente, Silvano forse non lo sapeva ma aveva realizzato un’opera che portava in se tutto il senso of humor che ha contraddistinto molte opere fondamentali del secolo scorso.

Ho pensato quindi che dietro l’essenza di quei lavori ci fosse un artista competente e affermato che desiderava partecipare a eventi per stare in mezzo ai giovani artisti e non invece alle prime armi. Uno che non conosceva neppure Cattelan il più discusso del momento. Ricordando i miei esordi gli ho suggerito di frequentare Mostre e Musei mettendogli a disposizione il mio bagaglio di competenze e di conoscenze.

Silvano insieme alla moglie Enza ha fatto tesoro dei miei consigli, quindi hanno fatto una full immersion sul’arte contemporanea sia in Italia che all’estero, come dire ho alimentato un fuoco che giaceva latente con la consapevolezza che l’incontro con l’arte può cambiare veramente la vita.

Da quel momento Silvano, – come aveva già fatto Michelangelo Pistoletto negli anni 70 invitando i suoi amici artisti a collaborare ed esporre insieme nel suo studio – ha trasformato il laboratorio artigianale nella Piazza dell’Arte Torino, per consentire ad altri artisti di poter esporre in mostre colletive o personali. Lo scopo non è mercenario ma creativo, lui resta uno spirito libero che traduce le sue emozioni in opere, inedite, belle e significative, che potranno presto concorrere ad alimentare quel percorso surreale/concettuale che dal secolo scorso giunge a noi per farci riflettere sull’ambiguità del linguaggio e sulle “trappole” sempre in agguato quando si vuole definire il reale e il suo opposto. Silvano ha continuato, a lavorare con impegno di sempre per migliorare il suo laboratorio artigianale. Anche la vita è quella di sempre con amici e familiari, gli stessi che lo hanno incoraggiato, perchè hanno intuito che i suoi lavori erano strani ma interessanti e per realizzare le opere gli portavano oggetti dismessi convinti che lui avrebbe trovato l’ idea giusta, per tradurli in opere. Lui avrebbe trovato nel suo sguardo e nei suoi pensieri l’identità nascosta dell’oggetto e avrebbe fatto riveberare con la sua acuta ironia il lato nascosto come dire l’essenza e ricordando il Piccolo Principe : l’essenziale è invisibile agli occhi …ecco a cosa serve l’arte e gli artisti ..a farci vedere quel che sotto i nostri occhi è invisibile.

Cosi sono nati i suoi lavori, tutti diversi tra di loro, realizzati in base al momento e al materiale che aveva a portata di mano. Alcuni lavori hanno un riferimento storico

Ultima Lira” un omaggio alla moneta che aveva contribuito a far diventare grande economicamente l’Italia e dopo l’Euro è entrata in una crisi profonda. La stessa che colpisce tutti, imprenditori e artigiani compresi

“Erba di casa mia” una semplice teca contenente terra portata dalla sua Puglia e dove fa crescere l’erba. Un mucchietto di terra per farci riflettere sul senso di appattenenza e sul senso delle radici

“Fine di una carriera” un bellissimo lavoro concettuale riferito alla fine carriera degli sportivi, i lacci appesi al gancio sul muro, ma anche un riferimento al carrierismo spietato di alcuni.

Torino non è più FIAT” un omaggio a Torino al dopo FIAT e all’investimento in cultura e benessere. Un’opera che allude alla trasformazione della Città grigia, organizzata sui ritmi della fabbrica che si è trasformata in un luogo vivace e vivibile in altre parole mediterranea

Ieri e oggi” una vecchia macchina da cucire marca Singer abbandonata, ridipinta color argento e con un paio di pantofole da donna. Uno struggente ricordo! Le pantofole abbandonate come simbolo e memoria di un tempo andato a ricordare la persona che l’aveva utilizzata.

E poi l’ironia

” Ikeastroauro” un animale inventato con le matite colorate che gli amici e parenti gli regalavano dopo le visite al grande negozio dell’Ikea,

“Tombone.” Il coniglio delle nevi” un coniglio sciatore in onore del grande campione Alberto Tomba, che è stato esposto al Sestriere nei luoghi dove il campione ha vinto tante gare Altri lavori hanno un carattere dissacrante

Posto Libero” una sedia colorata con filo spinato sul sedile, il sogno dell’artista e di tutti gli italiani che vorrebbero i politici seduti non sulle poltrone comode su una sedia con le spine,

La lingua italiana” nel tempo” una faccia colorata d’argilla ricoperta di orologi e con una protesi dentaria a significare gli inutili blah blah dei politici,

Scavatevi la fossa” una pala da cantiere, ricoperta d’oro, con polvere di alluminio, un invito dell’artista alle persone in crisi a reagire, a non soccombere rispetto alle malefatte dei politici . E tematiche ambientali

Agonia” uccelli ricoperti di catrame un chiaro riferimento all’inquinamento dei notri mari che continua ad ucciderli

Non bisogna cullarsi sugli allori” una carrozzina per neonato tipo inglesina con le ruote grandi, ridipinta di bianco brillante con una corona d’alloro al posto del lettino. Quasi una citazione di

“Mozzarella in Carrozza” opera di Gino De Dominicis e ancora

“Tutto il mondo è paese” una carta geografica del pianeta, quasi reale, con la scritta Terlizzi, il paese natale di Silvano Mercuri, su tutti continenti. Un omaggio alla sua terra natia, ma anche un chiaro riferimeto ai lavori di Alighiero Boetti.

Il riferimento a molti maestri dell’arte contemporanea spesso è la prima sensazione che provo nel veder i lavori di Silvano Mercuri, ma lui quando li ha realizzati non li conosceva affatto. Come dire le idee sono nell’aria e l’artista sovente è in sintonia con lo spirito del tempo, questo vuol dire vivere la contemporaneità! Questo dato è la dimostrazione plastica del suo talento e della sua intelligenza che associata alla freschezza delle opere, dove sebbene siano riconoscibili i sedimenti e le tracce di un nobile passato, sono assolutamente inedite e innovative sia per i mezzi utilizzati sia per i contenuti espressi.

La personale a Palazzo Albrizzi (Venezia) consente per la prima volta di mettere insieme il grande repertorio prodotto da Paratissima ad oggi. Opere che attingono alla complessità del linguaggio e delle sue ambiguità. La realtà è complessa e caleidoscopica questo ci dice Silvano ogni qual volta identifica, con un titolo preciso un suo lavoro.”Olio su tela” è una definizione che nella storia dell’arte indica la tecnica che ha rivoluzionato la pittura e la sua storia, mentre qui Olio su tela ci parla di una coesistenza di elementi…come dire..meditate, gente meditate! Andate oltre le apparenze, fatevi sedurre dalle opere, non giudicate, non fermatevi alla prima impressione che sarà quasi sempre frettoloso, superficiale forse sbagliato.

A Silvano un grazie riconoscente per quanto già realizzato ma anche un consiglio sincero

continua a lavorare ma anche a divertirti, perchè come la parola di-Vertere vuol dire guardare in altra direzione, quindi allargare lo sguardo per andare oltre le apparenze..

con affetto

Giuseppe Misuraca